La delusione sui dati dell’occupazione negli Stati Uniti fa pressione sui rendimenti dei Treasury

Ritirata dell’azionario statunitense a seguito del ponte festivo, con tuttavia una ripresa giovedì grazie ai segnali provenienti dai dati macro di un’accelerazione dell’economia a stelle e strisce. Tutti e tre gli indici principali hanno raggiunto nuovi massimi storici e chiuso la settimana in positivo. Il Presidente Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima, attirandosi le critiche degli altri leader mondiali. Fedele al principio dell’“America First” che ha dominato la sua campagna elettorale, Trump ha sostenuto che l’intesa sul cambiamento climatico avrebbe danneggiato l’economia americana, ponendola in una condizione di svantaggio rispetto a quella di altri Paesi.

Diversi esponenti della Fed si sono sforzati di alleviare i timori riguardo alla recente debolezza dell’inflazione. Delusione degli occupati non agricoli statunitensi, indicatore tenuto sempre in considerazione dagli operatori, ma la borsa americana non ha mostrato particolari reazioni. Anche se non abbastanza negativo da scongiurare un rialzo dei tassi a giugno, il rapporto ha comunque provocato un cedimento dei rendimenti sui Treasury: il decennale è sceso al 2,15%, il livello più basso dall’elezione di Trump. Sotto pressione anche il dollaro, che ha segnato un nuovo minimo post-elettorale: il dollar index è calato dello 0,4%.

Settimana positiva per le piazze finanziarie europee, con la forza dei dati macroeconomici a compensare le preoccupazioni politiche. A fare eccezione è stata l’Italia, con l’indice di riferimento in ribasso dell’1,3%. Le probabilità di elezioni in autunno sono aumentate a causa della convergenza delle forze politiche su un nuovo sistema elettorale ispirato a quello tedesco. Tra i sostenitori del voto anticipato vi è l’ex primo ministro Matteo Renzi, in cerca di un riscatto politico. Sempre in tema di incertezza elettorale, nel Regno Unito i sondaggi attribuiscono ai Conservatori un vantaggio di appena 3 punti percentuali nei confronti del Labour. L’indebolimento della sterlina ha spinto al rialzo il FTSE 100, che ha chiuso la settimana senza variazioni di rilievo. Scatto della Grecia nella giornata di venerdì dopo l’annuncio del governo che il Paese ha evitato una recessione nel primo trimestre del 2017: il PIL è cresciuto dello 0,4%, rispetto alla contrazione dello 0,5% del trimestre precedente.

Rafforzamento dello yen in apertura di settimana, con l’incertezza politica in Gran Bretagna e Italia ad alimentare la domanda di beni rifugio. In seguito tale tendenza si è però invertita, consentendo all’indice giapponese Nikkei di chiudere l’ottava sopra la soglia dei 20.000 punti per la prima volta da 18 mesi a questa parte. A maggio l’indice ha guadagnato il 2,4%. Più contrastato l’andamento mensile dei mercati cinesi, con lo Shangai Composite a flettere dell’1,2% e l’Hang Seng in rialzo del 4,2%.

Venerdì il petrolio è sceso ai minimi delle ultime tre settimane, in parte a causa dei timori di un incremento della produzione negli Stati Uniti a seguito dell’uscita di Washington dall’Accordo di Parigi sul Clima. Il Brent ha chiuso la settimana in ribasso del 4,9%, scivolando sotto i 50 dollari, e il West Texas Intermediate del 4,3%.

Riguardi.
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