Rally delle azioni globali dopo il primo round delle elezioni francesi

Marketreport
I mercati mondiali hanno aperto la settimana in rassicurante rialzo sulla scia dell’esito delle elezioni francesi. La maggior parte delle piazze hanno poi concluso l’ottava in positivo, spinte dalla forza delle trimestrali.
Avanzata dell’azionario statunitense, che non si è curato molto dei deboli dati sul PIL: in particolare, è stata una settimana eccellente per il Nasdaq, che ha infranto diversi record nonché la soglia dei 6.000 punti. L’amministrazione Trump ha rivelato l’atteso piano di riforma fiscale, che però non ha scaldato molto gli animi degli investitori americani. Sempre in tema Trump, il Presidente ha fatto marcia indietro e deciso di non rescindere il North American Free Trade Agreement per il momento: l’annuncio ha spinto verso l’alto il peso messicano e il dollaro canadese.
I rendimenti sui Treasury hanno segnato i massimi delle ultime due settimane a seguito della vittoria di Macron, alla quale è seguita un’ondata di vendite sui beni rifugio. Il rendimento del decennale è sceso sotto il 2,30% dopo il nulla di fatto della BCE per poi riprendersi nella giornata di venerdì: gli investitori si sono concentrati non sulla debolezza del PIL nel primo trimestre, bensì sull’aumento dell’inflazione, il che rafforza la prospettiva di una stretta sui tassi a giugno.
L’indice francese CAC è balzato del 4,1% lunedì, salendo ai massimi dal 2008 grazie al successo di Emmanuel Macron nella prima tornata elettorale. In borsa l’esito delle urne ha beneficiato principalmente le banche, molte delle quali hanno anche presentato robusti risultati trimestrali: tra le altre, segnaliamo UBS, Credit Suisse e Deutsche Bank. Giovedì invece il listino Euro Stoxx 600 ha subito una battuta d’arresto dopo sei giorni consecutivi di guadagni, non essendo state annunciate novità da parte di Mario Draghi nel corso della riunione della BCE.
Lo Shangai Composite ha ceduto l’1,4% all’inizio della settimana per via dei timori circa eventuali restrizioni da parte delle autorità cinesi sul trading a leva, per poi rimbalzare dopo che il politburo ha confermato le politiche fiscali proattive nonché la prudenza sul piano monetario. Il dollaro si è rafforzato nei confronti dello yen, facendo guadagnare il 3.1% al Nikkei. La Banca del Giappone ha lasciato invariata la propria politica monetaria ed è apparsa più ottimista riguardo alla salute dell’economia.
Giovedì abbiamo assistito al crollo del petrolio, con il West Texas Intermediate che è scivolato sotto i 49 dollari al barile a causa dell’apprezzamento del biglietto verde per effetto della decisione della BCE sui tassi. A pesare sul greggio è giunta poi la notizia che la Libia ha riattivato due dei suoi principali giacimenti, alimentando i timori di un eccesso di offerta.
Riguardi.

 

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