La sterlina avrà toccato il bottom?

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Buonasera;
La sterlina inglese (GBP) si è indebolita di quasi il 18% nei confronti del dollaro statunitense dall’inizio dell’anno, la peggiore performance tra le valute dei paesi avanzati. Il GBP ha subito un calo vistoso a seguito dell’inaspettato esito del referendum sulla Brexit tenutosi lo scorso giugno. Nel mese di ottobre le pressioni alle vendite si sono intensificate dopo l’annuncio del primo ministro May che il governo britannico farà ricorso all’Articolo 50 entro il marzo del 2017.
Allungando l’orizzonte temporale, la sterlina si è deprezzata di oltre il 40% nei confronti dell’USD rispetto al picco del novembre del 2007, appena prima dello scoppio della crisi finanziaria, con un’accelerazione al ribasso a partire dalla metà del 2014, quando si cominciò a ventilare l’idea di una consultazione popolare sulla permanenza nella UE. Tale andamento dimostra come i mercati abbiano iniziato ad esigere un premio di rischio più elevato per detenere la sterlina ben prima degli eventi di quest’estate. Ciò lascia intendere che il margine per una ripresa sostenibile del GBP resterà limitato fino a quando non sarà fatta chiarezza sui negoziati con la UE in tema di Brexit.

Sorprende che, nonostante il forte indebolimento della valuta britannica e la flessione del greggio, il deficit commerciale verso l’estero del Regno Unito sia peggiorato fino a raggiungere quasi il 6% del PIL, un livello di gran lunga superiore a quello registrato nel 1992, quando la sterlina cedette sotto il peso di un attacco speculativo. Ciò dimostra che, nonostante avesse raggiunto livelli relativamente bassi alla vigilia del referendum sulla Brexit, il cambio GBP/USD non era ancora sufficientemente debole da poter invertire la dinamica della bilancia commerciale britannica.
Si possono ottenere conferme in tal senso comparando il potere di acquisto di GBP e USD. Abbiamo considerato l’indice dei prezzi alla produzione per i beni realizzati nel Regno Unito e negli Stati Uniti quale surrogato del prezzo dei prodotti tradable nei due Paesi. Secondo i nostri calcoli, il GBP è rimasto sopravvalutato rispetto all’USD per buona parte degli ultimi quarant’anni, fatta eccezione per i primi anni Ottanta, quando la politica deflazionistica del Presidente della Federal Reserve statunitense Volcker portò a un forte apprezzamento del biglietto verde. In media, il GBP sarebbe stato sopravvalutato del 12% negli anni tra il 1987 e il 2007.
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È interessante constatare la misura in cui la bilancia commerciale britannica sia stata apparentemente sensibile alla sopravvalutazione della sterlina a partire dai primi anni Settanta. Tale dinamica è proseguita anche all’indomani della crisi finanziaria: più andava riequilibrandosi il disallineamento del cambio GBP/USD, più rallentava il peggioramento del deficit commerciale del Regno Unito. Un elemento incoraggiante, se si considera che dopo il crollo degli ultimi quattro mesi il cambio GBP/USD ora sembra sia sottovalutato di oltre il 20%. Questo dovrebbe consentire di ridurre gradualmente il deficit verso l’estero. Ciò detto, dopo quasi trent’anni di perdita di competitività, sarà necessario che la valuta britannica resti sottovalutata a lungo per ripianare il disavanzo.
Alla luce dell’entità stimata della sottovalutazione, della velocità con cui il GBP si è indebolito nelle ultime settimane, e delle posizioni estremamente corte sulla valuta britannica assunte dagli operatori dei mercati dei cambi, non è da escludersi un temporaneo rimbalzo. Se si considera tuttavia che anche il deficit pubblico è previsto in peggioramento a causa della Brexit, nonché il fatto che i recenti commenti del primo ministro May riguardo alle politiche adottate dalla Banca d’Inghilterra hanno suscitato timori riguardo all’indipendenza di quest’ultima, risulta difficile attendersi una ripresa sostenibile del cambio GBP/USD nel prossimo futuro.
Lo scenario più probabile è invece che il GBP si deprezzi ulteriormente, con la possibilità di rivedere i minimi toccati nel 1985 tra 1,05 e 1,10 nei confronti del dollaro statunitense.
Riguardi.
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