BoJ e Fed ancora estremamente accomodanti.

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Gentili Lettori Buona Domenica;
Settimana scorsa sia la Banca del Giappone (BoJ), sia la Federal Reserve statunitense hanno confermato la propria posizione estremamente accomodante nel corso delle rispettive riunioni di politica monetaria. Ciò ha dato sostegno ai mercati finanziari, con i rendimenti delle obbligazioni statali e i differenziali su quelle societarie in calo e i corsi azionari in ascesa. Tuttavia, dato che le aspettative inflazionistiche danno segno di avvicinarsi ai livelli obiettivo fissati dalle banche centrali, non ci sorprenderebbe un eventuale rialzo dei rendimenti sui titoli di stato nei prossimi mesi.
La BoJ, dopo aver passato in rassegna la propria politica monetaria, ha lanciato il “QQE con controllo della curva dei rendimenti”.
Il nuovo impianto si compone essenzialmente di due elementi:
– “Controllo della curva dei rendimenti”: la BoJ mira a controllare sia il tasso overnight, attualmente a -0.1%, e il rendimento del JGB decennale, con l’obiettivo di mantenerli in prossimità dello 0%;
– “Impegno a superare l’obiettivo di inflazione”: la BoJ si impegna ad ampliare la base monetaria fino a quando l’inflazione annuale non supererà l’obiettivo del 2% “in maniera stabile”.
Quest’ultima rappresenta la principale novità: l’intento è allineare le aspettative del settore privato al livello obiettivo di inflazione nel lungo termine della banca centrale. Da notare inoltre che la BoJ ha segnalato di voler lasciare l’inflazione sopra al 2% per un periodo di tempo prolungato, e non soltanto saltuariamente. Se tale politica risulterà credibile, le aspettative inflazionistiche e i rendimenti sui JGB potrebbero salire, specialmente nella parte a più lunga scadenza della curva, dato che la BoJ ridurrà i propri acquisti in tal senso.
La Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati, lasciando intendere però che un aumento dei tassi arriverà probabilmente entro la fine dell’anno. La mediana delle proiezioni dei membri del FOMC sul sentiero dei tassi è stata nuovamente rivista al ribasso, il che implica un rialzo più graduale e un punto d’arrivo più basso di quanto prospettato in precedenza.
Il comunicato del FOMC sottolinea che “gli argomenti a favore di un rialzo del tasso sui fondi federali si sono rafforzati” alla luce degli ulteriori miglioramenti del mercato del lavoro e dell’accelerazione della crescita, sebbene l’inflazione rimanga inferiore all’obiettivo del 2%. Il FOMC ritiene che i “i rischi a breve termine per la congiuntura siano sostanzialmente bilanciati”, ma “per il momento si è preferito attendere ulteriori conferme del continuo progresso verso gli obiettivi prefissati” prima di innalzare i tassi.
A mio avviso, sono due i fattori che hanno pesato a favore di un rinvio. Il primo è la perdita di velocità accusata da alcuni indicatori economici, tra cui l’indice ISM e le rilevazioni delle Federal Reserve regionali per agosto e settembre. La prosecuzione di tale tendenza farebbe propendere i rischi al ribasso, riducendo la probabilità di un aumento dei tassi. Il secondo fattore è la crescente incertezza riguardo all’esito delle elezioni presidenziali di novembre. Nell’immediato, ciò fa da freno all’attività economica, in quanto le prospettive di più lungo termine variano significativamente a seconda di chi sarà eletto Presidente.
Allargando lo sguardo oltre il breve termine, la stima mediana dei membri del FOMC sul sentiero dei tassi fino alla fine del 2018 è stata rivista al ribasso rispetto a giugno di circa 50pb, portandola a 1,875%. I tassi dovrebbero poi salire al 2,625% entro il termine del 2019, un livello che rimane però inferiore a quello considerato appropriato nel lungo periodo.
Questo può essere interpretato quale la stima del tasso nominale neutrale formulata dal FOMC, la quale è stata abbassata al 2,9%, l’ultima di una serie di riduzioni da un livello prossimo al 4% a inizio del 2015. Sebbene la dispersione attorno alla mediana rimanga ampia, è significativo che il FOMC escluda che il tasso sui fondi federali possa raggiungere il proprio livello neutrale prima del 2020.
Riguardi.
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