La #BCE rimane attendista.

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Buongiorno;
a pochi giorni di distanza dall’incontro a Francoforte ne consegue che il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di non mettere mano ai tassi di rifinanziamento principale e marginale nonché i tassi di interesse sui depositi (rispettivamente 0,00%, 0,25% e -0,40%), ribadendo inoltre la propria intenzione di proseguire con gli acquisti di attività finanziarie al ritmo di 80 miliardi di euro mensili fino ad almeno il marzo del 2017.
Come richiamato nel successivo comunicato, nonché dal Presidente Draghi nella propria introduzione alla conferenza stampa, il Consiglio Direttivo continua a prevedere che i tassi di riferimento della BCE rimarranno a un livello pari o inferiore all’attuale per un periodo di tempo prolungato e “ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività finanziarie”. La BCE è pertanto pronta se necessario a estendere il proprio programma di acquisti oltre la scadenza attuale, perlomeno fino a quando non vedrà un aggiustamento significativo nel sentiero dell’inflazione che consenta di raggiungere l’obiettivo di un tasso appena sotto al 2%.
Dai dati economici e monetari emersi in seguito alla riunione precedente il Consiglio Direttivo ha tratto la conclusione che l’economia dell’euro area rimane solida a fronte delle persistenti incertezze economiche e politiche a livello globale. L’ampio pacchetto di misure adottato dalla BCE dovrebbe garantire una crescita moderata ma costante, come è stato il caso finora. Ciò nonostante, se da un lato il meccanismo di trasmissione della politica monetaria continua a sostenere la domanda interna, dall’altro lato si prevede che la debolezza della domanda estera smorzerà la ripresa. Le ragioni sono da ricercare principalmente nell’incertezza che circonda la Brexit, gli aggiustamenti di bilancio in diversi settori economici e i ritardi nell’adozione delle riforme strutturali necessarie.
La valutazione del Consiglio Direttivo trova riscontro nelle proiezioni macroeconomiche dei tecnici della BCE: la crescita del PIL nel 2016 è stata portata all’1,7%, in rialzo rispetto a luglio, mentre le stime di crescita del PIL reale per il 2017 e il 2018 sono state abbassate a 1,6%. Da segnalare che le proiezioni per il 2016 sono coerenti con un tasso di crescita medio pari a circa 0,45% t/t nella seconda metà dell’anno, ma i dati provenienti dai principali paesi dell’euro area suggeriscono una differente traiettoria del PIL. Nello specifico, a luglio la produzione industriale in Germania, Olanda, Francia e Spagna è stata particolarmente deludente. Non sorprende pertanto che il consenso degli analisti di Bloomberg sia per una crescita più limitata, pari all’1,5%.
Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA) su base annua dell’euro area è rimasto ben al di sotto dell’obiettivo della BCE. Secondo il Consiglio Direttivo, l’inflazione rimarrà contenuta nell’arco dei prossimi mesi per poi accelerare sul finire del 2016, soprattutto a causa dell’effetto base dei prezzi energetici. L’inflazione è prevista in ulteriore aumento nel 2017 e nel 2018, e dovrebbe pertanto avvicinarsi all’obiettivo. Le proiezioni dei tecnici BCE per l’indice dei prezzi al consumo armonizzato sono rimaste nel complesso invariate e in linea con le stime di consenso. I prezzi dovrebbero salire dello 0,2% nel 2016, l’1,2% nel 2017 e l’1,6% nel 2018.
In conclusione, i più recenti indicatori economici della UEM confermano la necessità di un contributo sostanziale da parte della politica monetaria al fine di sostenere l’economia e far sì che l’inflazione prosegua nel cammino verso un livello di poco inferiore al 2%. I dati attuali e prospettici sembrano indicare che il programma di acquisto di attività finanziarie dovrà necessariamente essere prolungato al fine evitare ritardi nel processo di aggiustamento dell’inflazione
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