Referendum britannico: ripercussioni globali

Research
Gentili utenti buonasera;
la spiazzante vittoria del “Leave” si è abbattuta pesantemente sui mercati finanziari, ma ora è il momento di ragionare a mente fredda. Nonostante l’esito del referendum, il Regno Unito resterà protagonista sulla scena europea, forte di un’economia ampia e avanzata che è strettamente integrata con il resto del continente.
Le ricadute di breve termine sono importanti e sfavorevoli, e si tradurranno principalmente in un forte aumento dell’incertezza economica e politica che porterà le aziende a congelare gli investimenti e gli investitori a ritirarsi dai mercati. Ciò detto, si è comunque esagerato nel delineare gli scenari drammatici per l’economia britannica all’indomani della Brexit.

Sono tre le domande che assillano in questo momento gli investitori.

1.Quale sarà la reazione degli altri membri dell’Unione Europea? Dato il forte euroscetticismo riscontrato in diversi paesi, tra cui Francia, Paesi Bassi e Spagna, adottare la linea dura nei confronti del Regno Unito potrebbe rivelarsi controproducente, dando l’impressione di non rispettare il voto democratico. Ciò darebbe ancora più vigore agli euroscettici in tutto il continente.
2.Cosa succederà adesso? Sembra probabile che il primo ministro Cameron lascerà al proprio successore la decisione di ricorrere all’Articolo 50 per avviare il processo di uscita dalla UE. Poiché Boris Johnson e Michael Gove, i principali promotori della campagna per l’uscita dall’Unione, hanno chiesto al premier britannico di non dimettersi e hanno messo in guardia dal muoversi frettolosamente, non ci aspettiamo passi decisivi in direzione di un divorzio nel corso dell’estate. Il processo sarà con tutta probabilità estremamente complesso da un punto di vista tecnico, e occorrerà procedere con cautela.
3.Quanto ci vorrà perché ritorni la calma? L’impennata dell’incertezza e della volatilità verrà sicuramente riassorbita in tempi rapidi, ma dovremo fare a lungo i conti con il rischio di eventi inaspettati e di portata sistematica. I mercati rimarranno volatili e le aziende sospenderanno gli investimenti e i piani a lungo termine finché non si sarà fatta maggiore chiarezza.
Date le premesse, è lecito attendersi un deterioramento dell’attività economica e un calo delle attese di inflazione nel corso dei prossimi mesi. In tal caso, a differenza di quanto prospettato all’ultima riunione, la Federal Reserve probabilmente posticiperebbe il rialzo dei tassi. Più in generale, la normalizzazione dei tassi di interesse nel Regno Unito e nel resto del mondo diventerebbe una possibilità ancora più remota.
 Una linea più accomodante di prima da parte delle banche centrali gioverà ai titoli governativi dei mercati centrali e sembra destinata a rimanere ai minimi storici, forse anche inferiori rispetto a quelli attuali, per più tempo. Al contrario, l’aumento della percezione di fragilità dell’Unione Europea e dell’Unione Economica e Monetaria avrà un impatto negativo sui titoli periferici.
 Questa maggiore fragilità europea spingerà anche i flussi di valuta, secondo noi. Il dollaro americano dovrebbe progressivamente apparire come bene rifugio contro le valute europee, forse anche più del franco svizzero dato che l’economia svizzera dipende maggiormente dai mercati europei rispetto a quella statunitense.
 La spiazzante vittoria del “Leave” rappresenta uno shock per i mercati azionari, che si erano mossi verso il “Remain”. L’iniziale svantaggio riguarda la contrazione dei risk premium e la compressione dei multipli P/E. Da questo punto di vista, il già elevato livello di risk premium dovrebbe, secondo noi, aiutare ad ammortizzare la caduta dei mercati finanziari a seguito del referendum.
Riguardi.
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