La Fed pesa sul UsDollar

invest.jpg
Buongiorno;
i nuovi appelli per un approccio più prudente e basato sui dati hanno innescato un rally dei titoli di Stato USA, che ha spinto i rendimenti dei titoli a breve scadenza ai minimi da un mese. I rendimenti dei titoli del Tesoro a due anni, sensibili alla politica monetaria, hanno ceduto più di 6 punti base, scendendo allo 0,7880%, mentre a metà marzo testavano la soglia dell’1%. I rendimenti dei titoli quinquennali hanno toccato quota 1,2650%, per poi tornare rapidamente all’1,29%. La coppia EUR/USD sta per testare la resistenza più vicina, che giace a 1,1342 (massimo 17 marzo), quella successiva si osserva a 1,1376 (massimo 11 febbraio). Ci aspettiamo ancora che la coppia continui a rafforzarsi e crediamo che il mercato sia stato indotto in errore dai falchi della Fed, perché il tono generale della banca centrale è accomodante dallo scorso dicembre. Tuttavia, bisogna tenere d’occhio anche la BCE, contraria a un apprezzamento dell’EUR che impedirebbe un ritorno dell’inflazione. L’allentamento monetario continua a essere un’opzione molto quotata per la Banca Centrale Europea.

La prospettiva di tassi d’interesse bassi negli USA ha aiutato i metalli preziosi: il metallo giallo ha guadagnato l’1,35%, salendo a 1.243,10 USD prima di tornare a 1.238 USD durante la seduta asiatica. L’argento si è apprezzato dell’1,60%, salendo a 15,37 USD, per poi stabilizzarsi intorno a 15,34 USD. Sul mercato azionario, fatta eccezione per i titoli giapponesi, che sono stati oggetto di vendite a Tokyo, le piazze regionali si sono mosse tutte in territorio positivo. A guidare la carica sono stati gli indici della Cina continentale, gli indici compositi di Shanghai e Shenzhen hanno guadagnato rispettivamente il 2,55% e il 3,21%. Per quanto riguarda gli indici offshore, l’Hang Seng di Hong Kong è salito dell’1,69% e il Taiex di Taiwan dell’1,39%. Infine, i titoli australiani hanno perso interamente i guadagni d’inizio seduta, archiviando la giornata in rialzo di un marginale 0,11%.

Le valute legate alle materie prime hanno fatto registrare i guadagni maggiori della seduta asiatica dopo una ripresa dei prezzi del greggio e il calo dell’USD. La coppia USD/NOK ha continuato a perdere terreno, raggiungendo quota 8,35 all’inizio della seduta europea. L’AUD ha trovato un discreto numero di acquirenti sulla via verso il test della resistenza che giace a 0,7680 USD. Infine, la coppia NZD/USD sta per violare la forte resistenza a 0,6897 (massimo 15 ottobre). Continuiamo a credere che il kiwi sia ipercomprato e che sia imminente una correzione.

Oggi gli operatori monitoreranno il tasso di disoccupazione in Norvegia; la fiducia dei consumatori nell’Eurozona; le domande di mutui MBA, la variazione nell’occupazione ADP, le scorte di greggio e il discorso di Evans (Fed) negli USA; il rapporto IPC in Germania; l’inflazione di metà mese e il saldo di bilancio primario in Brasile.

Riguardo.

 

Advertisements

About FxCox™

‎Portfolio Management
This entry was posted in Fx Market. Bookmark the permalink.