I Mercati guardano all Fed.

usasa
Dopo la riunione della BCE, i mercati finanziari concentrano la loro attenzione sulla Fed. Mercoledì operatori e investitori esamineranno con attenzione la tanto attesa decisione della Fed. Tuttavia, i mercati hanno già escluso la possibilità di un rialzo del tasso. Ad oggi, la probabilità di un rialzo del tasso alla prossima riunione è pari al 4,0%. Anche se non crediamo che un rialzo del tasso dipenda dai dati interni, presteremo attenzione ai dati di prossima pubblicazione. Nel pomeriggio saranno diffuse le cifre sulle vendite al dettaglio, che dovrebbero risultare inferiori al dato di gennaio (-0,1% m/m rispetto allo 0,2% m/m). Anche l’indice sui prezzi alla produzione dovrebbe mostrare un calo del -0,2% m/m rispetto allo 0,1% del mese precedente.
Stando agli ultimi commenti della Fed, la banca centrale si preoccupa di più di ciò che sta avvenendo globalmente rispetto a quanto succede a casa propria. Particolarmente preoccupanti sono i bassi prezzi del petrolio, apparentemente una delle ragioni principali per cui la Fed mantiene i tassi bassi. Ora che il petrolio si sta riprendendo, la Fed non dovrebbe avere motivo di continuare a pazientare. A nostro avviso, i fondamentali sottostanti dell’economia USA sono troppo deboli per sostenere un’ulteriore divergenza della politica monetaria. Il rallentamento economico rivela le difficoltà dell’America. Per esempio, l’indebolimento delle esportazioni cinesi è dovuto chiaramente alla crisi occidentale. Siamo convinti che i mercati inizieranno a scontare una convergenza della politica monetaria. Al momento il dollaro è sopravvalutato, non una bella notizia per la BCE.
 svizzera
Improbabile un intervento della BNS questa settimana.
Sospettiamo che giovedì scorso la BNS abbia cavalcato un ottovolante emotivo. Prima la BCE ha annunciato una raffica di ingenti misure di stimolo fortemente dipendenti dall’abbassamento dei tassi d’interesse. Abbiamo sentito i lamenti collettivi da Berna. Il Consiglio Direttivo della BCE ha tagliato i tassi per le operazioni di rifinanziamento principali e marginali, sui depositi, e ha aumentato gli acquisti mensili del programma di acquisto di asset. Purtroppo per la BNS, i flussi di capitale verso la Svizzera sono molto sensibili ai tassi d’interesse bassi nell’Eurozona. L’EUR/CHF, logicamente, è sceso bruscamente a 1,08930. Tuttavia, nella conferenza stampa che ha accompagnato la decisione, Draghi ha fornito alla BNS una temporanea ancora di salvezza. Il presidente della BCE ha detto chiaramente che “non prevediamo che sarà necessario ridurre ulteriormente i tassi”. I gemiti da Berna si sono trasformati rapidamente in buonumore e l’EUR/CHF ha invertito la rotta, dirigendosi verso 1,10229. Il venir meno delle aspettative di ulteriori tagli d’interesse dalla BCE ha permesso alla pressione sul CHF di affievolirsi. L’attuale trend del CHF lascia presagire che la BNS il 17 marzo non dovrà intervenire. Anche se Jordan (BNS) ha detto che la strategia di politica monetaria della BNS ha ridotto l’attrattiva del CHF, sospettiamo che la BNS abbia meno controllo. Inoltre, un abbassamento ulteriore del limite inferiore della banda dei tassi a -1,25% o un’espansione del bilancio superiore al 100% del PIL porta con sé dei potenziali rischi di destabilizzazione difficili da prevedere. Siamo d’accordo con il membro del consiglio direttivo della BNS Andrea Maechler, secondo cui ci sono dei limiti all’efficacia delle banche centrali. E crediamo che la BNS sia molto vicina a questi limiti. Per il momento, è improbabile che la BNS sia costretta a frugare nel suo strumentario, ormai esaurito; cionondimeno, considerando il deterioramento delle prospettive d’inflazione e crescita della BCE, sospettiamo che saranno necessarie altre misure. Rimaniamo negativi sull’EUR/CHF alla luce dei crescenti rischi legati agli eventi in Europa e alla domanda costante di asset rifugio a lungo termine.
Riguardi.
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