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L’economia USA si è rimessa in pista?
Sembra che l’economia statunitense abbia iniziato l’anno nuovo su un terreno più solido. L’anno scorso, la principale economia mondiale aveva inviato segnali contrastanti, che avevano costretto la Federal Reserve a posticipare a dicembre l’inizio del ciclo di restringimento. Tuttavia, trascorsi appena due mesi del 2016, il quadro sembra più positivo: gran parte degli indicatori economici non delude più sistematicamente le attese del mercato. Ricordiamo che, nel corso dell’anno trascorso, solo il mercato del lavoro ha mostrato un miglioramento costante, invece la situazione sul fronte dell’inflazione sembrava disperata.
Ciò nonostante, il 2015 è finito e il 2016 potrebbe diventare l’anno di svolta per l’economia USA. Finora gran parte degli indicatori punta a un’inversione, che potrebbe indicare che l’economia USA non scivolerà nella recessione. Gli investitori farebbero comunque bene a rimanere prudenti e non assumere troppo velocemente posizioni rischiose, perché il rallentamento cinese potrebbe aver incupito le prospettive globali.
Sul fronte dei dati, il rapporto ADP pubblicato ieri ha rispettato grossomodo le previsioni medie, con un solido incremento pari a 214 mila unità a fronte delle 190 mila previste; il rilevamento del mese scorso è stato rivisto al ribasso, dalle iniziali 205 mila a 193 mila unità. Oggi il mercato si concentrerà sulla seconda lettura del PMI servizi, che a febbraio era sceso sotto la soglia dei 50 punti. Nel pomeriggio saranno resi noti anche i dati sugli ordinativi alle fabbriche e sugli ordini di beni durevoli. Il rapporto NFP di venerdì sarà il dato chiave della settimana. L’indice del dollaro annaspa intorno a 98,25, gli operatori, infatti, sono in attesa della nuova serie di dati prima di ricaricare i lunghi in USD.
BCB più conservatrice
Come ampiamente anticipato, la banca centrale del Brasile (BCB) ha votato per mantenere invariato il tasso Selic al 14,25%. Tuttavia, con un piccolo colpo di scena, due membri del comitato di politica monetaria (Tony Volpon e Sidnei Marques) hanno continuato a votare per un rialzo del tasso di 50 punti base. I mercati avevano previsto che i falchi del comitato avrebbero votato a favore del mantenimento del tasso Selic, dando avvio al processo verso un taglio del tasso. Il comunicato rilasciato dopo la riunione ha fornito pochi spunti nuovi sul pensiero dei membri del consiglio. Nel comunicato si ribadisce che la decisione è dipesa dalla ponderazione dei rischi per l’inflazione, dal deterioramento delle condizioni esterne, e, pur meno marcata, dall’erosione della domanda interna e dall’incertezza generale sulle condizioni macroeconomiche. Anche se (come nelle riunioni precedenti), non si è fornita una giustificazione precisa per il susseguirsi di voti a favore di un restringimento, l’inflazione sottostante di febbraio superiore alle attese (dato IPCA-15: 10,71% a/a contro il 10,52% previsto e il 10,67% del rilevamento precedente) e le prospettive d’inflazione in aumento rimangono i fattori decisivi. Il consiglio continua a favorire un’impostazione conservatrice, probabilmente attenderà un rallentamento persistente dell’inflazione prima di discutere su un eventuale allentamento della politica. Secondo noi, il voto non unanime non spingerà il mercato a scontare rialzi del tasso nel breve termine, piuttosto a rimandare l’allentamento della politica. Sembra improbabile che il Copom inizi un allentamento della politica ad agosto, considerando il momentum sostenuto dell’inflazione. Tuttavia, un deterioramento più marcato dei dati, dovuto al rallentamento degli scambi a livello macro e interno, una forte debolezza del mercato occupazionale – che renderebbe meno probabili sorprese al rialzo dell’inflazione e accelererebbe il ritmo di aspettative d’inflazione al ribasso – potrebbero farci cambiare idea sulla tempistica del primo taglio del tasso dalla BCB. Lo spread fra la volatilità implicita e reale a un mese continua a restringersi; ciò indica un calo delle tensioni e un probabile ulteriore indebolimento dell’USD/BRL, anche se la volatilità a un mese (smile) rimane inclinata nettamente verso destra. I verbali della riunione, in uscita il 10 marzo, contribuiranno a fornire un orientamento sulla prossima mossa della BCE.
Rapporto trimestrale sull’inflazione in Messico
Oggi gli operatori monitoreranno la pubblicazione del rapporto trimestrale sull’inflazione (QIR) della banca centrale messicana. Seguiremo con interesse eventuali aggiornamenti delle prospettive economiche della banca, soprattutto in riferimento alle previsioni d’inflazione primaria e commenti sull’impatto del tasso di cambio sui prezzi interni. Dopo la decisione del CPM di aumentare il tasso di riferimento al 3,75%, senza tuttavia pubblicare i verbali della riunione, il QIR di oggi potrebbe fornire spunti sulla strategia di politica monetaria della banca. Sospettiamo che la politica della Banca del Messico (Banxico) si ricollegherà e addirittura supererà il corso dei tassi della Fed, perciò prevediamo un restringimento pari a 50 punti base nel 2016 (siamo leggermente più falchi del mercato). Nonostante i venti economici contrari e le flessioni mensili costanti, gli analisti non vedono un rallentamento significativo nell’inflazione dei prezzi al consumo, che dovrebbe raggiungere il 3,34% a/a nel 2016. Sebbene le prospettive di crescita del PIL rimangano scarse, la recente ripresa del PMI manifatturiero (53,1 punti rispetto ai 52,2 del rilevamento precedente) ha generato toni moderatamente ottimisti. Tuttavia, se la svalutazione della valuta dovesse accrescere i rischi per la stabilità economica, potremmo assistere a un intervento proattivo della Banxico.

Riguardi.

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