#Cina: tra crescita e credibilità.

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Buona mattinata a tutti;
notiamo incertezze dalla Cina.
I mercati finanziari cinesi stanno vivendo giorni difficili. Il meccanismo di interruzione delle contrattazioni si è attivato per due volte, impedendo un’ulteriore discesa dei mercati. Gli scambi sono stati sospesi per due volte, con una sessione di trading limitata a 15 minuti, dopo cui il limite del 7% di ribasso è stato raggiunto. La prima domanda da porsi è se questi ribassi dei mercati indicano una crisi economica sottostante, e se la transizione da un modello basato sulle esportazioni a un’economia legata alla domanda interna è destinata ad avvenire con successo o meno. La costante svalutazione dello yuan ha accresciuto i dubbi riguardo il reale stato dell’economia cinese. Dal 2005, lo yuan si è apprezzato del 33% nei confronti del dollaro. Nel mese di Agosto 2015, le autorità cinesi hanno provocato un ribasso del 4.7%, a cui è seguito un deprezzamento dell’1.5% da inizio 2016. La People’s Bank of China (PBoC) ha deciso di prendere parte alla guerra valutaria, attraverso svalutazioni competitive con l’obiettivo di accrescere le esportazioni. Guardando ai fondamentali dell’economia cinese, appre ovvio che i tassi di crescita a doppia cifra che caratterizzavano il primo decennio del nuovo secolo sono ormai un ricordo. Tuttavia, l’attuale crescita economica è più che decente. L’ultimo dato (Q3 2015) mostra un 6.6% annuale, ben superiore ad esempio al 2% degli USA o ai numeri ancora inferiori dei paesi dell’Eurozona. Un altro punto da analizzare è l’allargamento dello spread tra i diversi tassi di cambio cinesi durante il 2015. Ricapitoliamo: il CNH viene scambiato fuori dalla Cina ed è una valuta libera di fluttuare, mentre il CNY viene scambiato in Cina e il suo tasso di cambio è determinato dal governo. Per conservare un certo grado di fiducia nei confronti dello yuan, ora incluso nel paniere SDR del FMI, la Cina deve costantemente monitorare lo spread tra CNH e CNY rispetto al dollaro. Questo differenziale è cresciuto costantemente durante la seconda parte del 2015, provocando speculazioni e fuoriuscita di capitali.
A tal punto, la PBoC ha deciso di intervenire direttamente sul mercato FX per ridurre il gap CNY/CNH, comprando CNH. Tuttavia così facendo è diminuita la liquiditàed è cresciuto drasticamente il tasso overnight. Infatti, il tasso di interesse sui depositi overnight è salito al 66.8% durante la prima settimana di Gennaio. Al momento, è tornato all’8%. Ciò dimostra che intervenendo sul gap CNY/CNH attraverso questo meccanismo di arbitraggio è molto costoso. Le pressioni ribassiste sul CNH sono molto limitate, ma svalutando il CNY (che oggi è scambiato quasi allo stesso tasso del CNH rispetto al dollaro) ha inviato un segnale completamente errato riguardo lo stato di salute dell’economia cinese. Tutto ciò ha creato un sentiment di avversione al rischio, che ha spinto al ribasso i mercati azionari cinesi. Dopo anni di fortissima crescita, la Cina è alla ricerca di nuove fonti di reddito alternative agli elevati investimenti dei passati decenni nel settore immobiliare ed agricolo. In questo periodo di crescita molto limitata a livello globale, la Cina sta faticando a trovare queste entrate. Nel frattempo i ricavi del settore industriale sono diminuiti dell’1.4% su base annuale lo scorso Dicembre, registrando sei mesi consecutivi al ribasso.  Tutto ciò, insieme al rallentamento della domanda interna, ha posto la PBoC in una situazione in cui l’intervento era necessario. E’ evidente infatti che l’indice dei prezzi alla produzione continua a scendere, ora al -5.9% su base annuale. Va evidenziato che la Cina ha creato un serio problema di credibilità attraverso il continuo cambio di regole sui mercati azionari. Gli investitori restano scettici nella scelta di un paese in cui le regole possono essere modificate da un giorno all’altro.
Riguardi.
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