Azionario asiatico in calo.

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A sorpresa, la Banca del Giappone (BoJ) ha annunciato una variazione del suo programma di allentamento qualitativo e quantitativo. La portata del programma rimane invariata, pari a 80 mila miliardi di yen all’anno, ma la scadenza media delle consistenze in bond passerà da 7 a 12 anni, e partirà un nuovo programma per l’acquisto di ETF. Inizialmente l’USD/JPY è balzato a 123,56, per poi scendere a 121,86. Sul mercato dei titoli di Stato, il rendimento dei decennali è sceso di 25 punti base, allo 0,27%, il titolo trentennale ha ceduto 40 punti base, all’1,30%. Sul fronte azionario, il Nikkei ha guadagnato fino al 2,70%, prima di entrare in territorio negativo e archiviare la seduta a -1,90%, perché gli investitori interpretano l’intervento della BoJ come un segnale ribassista circa le prospettive economiche del Giappone.
In Cina, a novembre i prezzi delle abitazioni sono aumentati dello 0,3% m/m (0,9% a/a) dallo 0,2% (0,1% a/a) di ottobre, ciò significa che continua la ripresa del mercato immobiliare. Dopo la decisione dei regolatori di lanciare ampie misure di allentamento, i dati di oggi mostrano che i miglioramenti si propagano anche nelle città più piccole. Delle 70 città monitorate, 33 hanno visto un aumento dei prezzi delle abitazioni, a fronte delle 27 di ottobre. Nelle città principali, come Pechino, Shanghai e Shenzhen, i prezzi rimangono stabili. La stabilità dei prezzi delle abitazioni sarà cruciale per la ripresa dell’economia cinese nel 2016. La PBoC ha aumentato di 57 pip la quotazione dell’USD/CNY, a 6,4814, prosegue quindi il trend di massimi più alti della coppia.
Il biglietto verde ha trascorso una notte difficile, perché gli investitori hanno venduto USD, invertendo i guadagni della seduta precedente. L’USD ha ceduto lo 0,55% contro lo yen giapponese, lo 0,51% contro la corona svedese e lo 0,32% contro la corona danese. L’indice del dollaro è arretrato dello 0,55% rispetto ai massimi di ieri. Gli indici azionari asiatici sono in diffuso calo in quest’ultimo giorno della settimana, perché il calo dei prezzi energetici pesa sulla propensione al rischio. A Hong Kong, l’Hang Seng ha perso lo 0,27%, mentre nella Cina continentale gli indici compositi di Shanghai e Shenzhen hanno ceduto rispettivamente lo 0,38% e lo 0,28%. Altrove, le azioni australiane hanno guadagnato un esiguo 0,09% e la borsa neozelandese ha chiuso a +0,32%. I mercati emergenti asiatici, in prima linea quando peggiora la propensione al rischio, hanno fatto registrare le perdite maggiori. L’indice tailandese BGK ha ceduto l’1,40%, l’indice composito di Jakarta l’1,65%, il Sensex indiano lo 0,80% e il Taiex lo 0,75%.
Visti i pochi eventi in calendario oggi, gli operatori monitoreranno con interesse l’IPC canadese. L’indicatore generale dovrebbe rimanere stabile a causa degli effetti base, e probabilmente scenderà nel primo trimestre del 2016. I mercati prevedono che l’IPC primario crescerà di un trascurabile 0,1% m/m, salendo però all’1,5% dall’1,0% su base annua (l’IPC core m/m dovrebbe scendere allo 0,0% dallo 0,3%). Poiché prevediamo che continueranno le pressioni disinflazionistiche, ci aspettiamo un altro taglio del tasso nel 2016. Gli effetti persistenti dei prezzi bassi del petrolio stanno gettando scompiglio nelle previsioni su crescita e inflazione (senza parlare del rischio legato ai crescenti crediti scoperti), mentre la Fed colomba lascia intendere che il rialzo dell’USD sarà limitato (gli spread sui differenziali del tasso si avvicinano ai massimi). Il mancato supporto dal tasso di cambio farà stare all’erta la BoC.
Riguardi.
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