Cauto Ottimismo dalla Fed.

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Buongiorno,
durante la seduta asiatica, l’USD si è rafforzato perché i membri della Fed hanno fornito un’iniezione di fiducia ai tori del dollaro. Come di consueto, il governatore della Fed di New York Dudley è sembrato cautamente ottimista, affermando che le condizioni per un restringimento della politica “potrebbero venire presto soddisfatte”. Anche il capo della Fed di Chicago Evans, noto per un’impostazione più accomodante, è ricorso a toni nuovi, rilevando la necessità di un graduale restringimento delle condizioni monetarie, pur continuando a sostenere un decollo dei tassi nel 2016. In generale, i membri della Fed continuano a ripetere da mesi lo stesso ritornello, nel tentativo di spostare l’attenzione dalla tempistica del primo decollo al corso che seguiranno successivamente i tassi, che, si presume, sarà lento e graduale. Nel frattempo, gli operatori attendono impazienti nuovi dati dagli USA, nella settimana in corso ci sono stati pochi appuntamenti. Il rapporto IPP e le vendite al dettaglio di oggi forniranno un aggiornamento della situazione, che potrebbe sostenere un primo rialzo del tasso a dicembre. Ciò nonostante, continuiamo a ritenere che l’appuntamento decisivo sarà il rapporto sull’inflazione e, nello specifico, la pubblicazione del deflatore del PCE il 25 novembre. L’EUR/USD ha trovato un forte supporto a 1,07, per poi stabilizzarsi fra 1,0675 e 1,0830. Poiché Mario Draghi ha ripetuto esplicitamente che un aumento o proroga del programma di acquisto di bond della BCE è probabile, il rischio per la coppia di valute è bilanciato perché il mercato ha già iniziato a scontare un rimbalzo marcato dell’economia USA e, se arrivassero cifre deludenti, il dollaro potrebbe perdere i guadagni precedenti. Le vendite al dettaglio dovrebbero attestarsi allo 0,3% m/m, in rialzo rispetto allo 0,1% di settembre, l’IPP dovrebbe crescere dello 0,2% m/m a fronte del -0,5% del mese precedente.
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Sul fronte azionario, gli indici sono in territorio negativo perché le vendite di materie prime hanno sollevato – un’altra volta – preoccupazioni sulla capacità della Cina di guidare la crescita globale. Da lunedì il greggio West Texas Intermediate (WTI) ha ceduto il 6,60%, nello stesso periodo il suo omologo del Mar del Nord ha perso il 7,10%. Negli ultimi quattro giorni il palladio ha ceduto quasi il 13% e il platino più del 7%. Il rame cede circa il 4%, come pure lo zinco. Di conseguenza, gli indici compositi di Shanghai e Shenzhen hanno ceduto rispettivamente l’1,43% e il 2,39%, e a Hong Kong l’Hang Seng è sceso del 2,17%. In Giappone, Nikkei e Topix hanno ceduto terreno, in calo rispettivamente dello 0,51% e dello 0,49%. In Europa, il quadro non è migliore e i future puntano a un’apertura in ribasso, con il Footsie a -0,55%, il DAX -0,48%, il CAC a -0,54% e l’SMI svizzero a -0,57%.
L’EUR/CHF è risalito sopra la soglia a 1,08 mentre l’USD/CHF si attesta sopra il suo nuovo supporto, ovvero la parità. La coppia GBP/USD si consolida sopra 1,52, mettendo fine alla corsa rialzista della seduta precedente. Al ribasso, si osserva un supporto a 1,5027 (minimo 6 novembre), al rialzo una resistenza staziona a quota 1,5247 (massimo 12 novembre).
Oggi gli operatori monitoreranno i prezzi alla produzione e all’importazione in Svizzera; l’IPC in Spagna; il PIL in Italia e nell’Eurozona; le vendite al dettaglio, l’indice IPP e quello sul sentiment del Michigan negli USA.
Riguardi.
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